domenica 22 ottobre 2006

Un bis interessante

la settimana scorsa: lunedì lezione con Mario Ferrara Scaccomatto dalle Babette; Crema di porri con focaccia, Zuppa di patate allo zafferano con trigliette e Crema di pomodori verdi con mousse di ricotta. Le maiuscole sono d'obbligo per la tecnica di Mario, semplice, ma molto efficace, come chi c'ha alle spalle alcuni secoli di gastronomia intatta come quella lucana. Ne parleremo ancora.
Martedì cena-premio da Bottura, con cui c'è stata intesa immediata nel momento in cui ho ordinato l'uovo cotto a bassa temperatura iniettato di fumetto di crostacei, aria di non mi ricordo più cosa e caviale. Mi piace pensare che abbia capito con chi aveva a che fare, cioè il malato di cucina creativa che sono; l'aver suggerito per me di proseguire con i ravioli liquidi (prismi di gelatina ripieni di ristretto di brodo) e pollo servito sotto fumo, mi fa pensare di aver condiviso qlcs con lui. Tralascio l'emozione data dalla zuppa inglese - scomposta e servita sotto un velo di gelatina rosa... frutti di bosco? Troppo ignorante a tanta tecnica e esperienza per capirlo. Invece ho capito altre cose riguardo questi ristoranti, a parte il prezzo, anzi... proprio per questo: in queste cattedrali della gastronomia (in realtà di dimensioni fisiche inversamente proporzionali alla loro monumentalità gastronomica, parrebbe) il conto è la sommatoria del valore dell'experience che potenzialmente puoi vivere e di quello che vale l'esistenza stessa del ristorante. In altre parole paghi per ciò che puoi provare, per i rapporto che si instaura tra te, il cibo preparato per te, lo chef e il suo establishment gastonomico e per il fatto che, pagando, consenti a quel ristorante di continuare a esistere. Se affronti la problematica costo/benefici come sarebbe corretto fare in altre situazioni, cioè basandoti sul valore intrinseco dei materiali, in certi ristoranti neanche dovresti metterci piede. Concetto da approfondire...

Nessun commento: